Il post con la torta islandese al rabarbaro

§ novembre 16th, 2011 § Filed under Ricette, Viaggi § Tagged , , , , , , , , § 1 Comment

Se sei stato anche tu un bambino che non mangiava tutto, ti sei sicuramente procurato sgridate e castighi, ma soprattutto prima o poi hai pensato “quando sarò grande mangerò solo quello che decido io e saranno cotoletta e patatine tutti i giorni”. La cosa meravigliosa è che poi cresci e scopri che hai ignorato cibi meravigliosi per anni e senti di poterli mangiare compulsivamente perché devi recuperare gli arretrati.

Recentemente mi è scattata la passione per la zucca (quanti autunni di giovinezza buttati!) e soprattutto, dopo un viaggio in Islanda, anche per quello sconosciuto del rabarbaro: in quest’ultimo caso devo dire che non è propriamente un alimento frequente sulle tavole dei bambini romagnoli.

 

Un giorno, mentre ci dirigevamo al Landmannalaugar, siamo finiti in questo ristorante islandese immerso nella tipica natura incontaminata, con i tipici cavalli a zonzo, con la tipica mostra audiovisiva sui vulcani e la tipica cameriera/cassiera/bigliettaia sorridente e un po’ svampita. Arrivati al dolce, la bionda indigena ce li elenca e molto molto timidamente ci dice che, se può consigliare, lei prenderebbe *qui viene pronunciato qualcosa di incomprensibile*, perché è un dolce tipico. Ci gustiamo una specie di crostata scura con una marmellata che non riconosco, non troppo zuccherina, tutta circondata di panna. Vediamo la cameriera/cassiera/bigliettaia gironzolarci intorno, con quel modo che hanno i timidi di fare capire che vorrebbero dire qualcosa. Le ci voleva un sorriso per venirci a chiedere com’è, che ne pensiamo, perché ecco l’ha fatta lei, è proprio il vero dolce  islandese con la marmellata di rabarbaro di cui sono orgogliosi.

Io, che non aspettavo altro che di innamorarmi di un nuovo cibo, ho poi passato tutta la vacanza a mangiare ildolcedalnomeimpronunciabile che indicavo miseramente con il ditino quando lo vedevo in vetrina; alla fine in un altro piccolo paesino (si possono chiamare paesino quattro case sparse, una tavola calda, un fiumiciattolo e tanta natura?) mi sono fatto scrivere il nome sul retro di uno scontrino – Hjonabandssaela –  e ho comprato due vasetti di marmellata per rifarlo a casa.

[E meno male che l'ho fatto! Pare che in Italia la marmellata di rabarbaro  sia come il buon senso o il biondo naturale: c’è chi ce l’ha, ma non è così facile da trovare e spesso sotto si cela l'inganno. Dato che i vasetti stanno finendo, se qualcuno sa dirmi dove procurasela, suo è il regno dei cieli e anche una fetta di torta.]

Dopo varie letture online, ho provato a rifare la Hjonabandssaela, che significa dolce della felicità coniugale, ed è venuta proprio bene. La ricetta che ho seguito è un misto di quella “originale” trovata online e di aggiunte personali ispirate alla Linzer:

200g di fiocchi di avena

100g di farina 00

100g di farina 0

100g di zucchero di canna

mezzo cucchiaino di bicarbonato

un cucchiaino di lievito per dolci

125g di burro morbido

1 uovo intero

1 tuorlo

marmellata di rabarbaro (quanta ne trovate…)

 

Come si fa?

Prima ho messo in una larga ciotola tutti gli ingredienti secchi (avena, farine, zucchero, bicarbonato, lievito) e ho mescolato con le mani, perché c’era scritto così e perchè a me piace toccare gli ingredienti.

Poi ho tagliato a pezzetti il burro morbido e ho amalgamato il tutto, creando un impasto sbricioloso. Infine ho aggiunto l’uovo intero e il tuorlo con cui ho compattato tutti gli ingredienti, facendo una palla compatta.

Ho imburrato e infarinato una teglia da crostata di 22cm, ho tagliato 2 terzi della pasta e l’ho stesa lì dentro direttamente con le mani. Poi ho spalmato la marmellata di rabarbaro, leccando più e più volte il cucchiaio, e alla fine ho creato delle listarelle tipiche da crostata con la pasta rimasta. In alternativa si può anche sbriciolare sopra il rimanente impasto, tipo crumble.

Ho cotto il tutto in forno ventilato a 200gradi per circa 20 minuti: basta controllare quando la pasta diventa scura e togliere prima che si bruci.

Essendo una torta non particolarmente dolce, si accompagna molto bene alla panna o al gelato.

 

Quando la offrirete agli amici, siete liberi di chiamarla Hjonabandssaela, oppure dolce delle felicità coniugale, oppure torta al rabarbaro di Maurizio.

la ricetta in immagini

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