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Cose che ho fatto per la prima volta in Perù

§ settembre 5th, 2012 § Filed under Viaggi § Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , § No Comments

Il Perù è stato il viaggio delle prime volte. Seguendo una personale predilezione per gli elenchi, lo racconterei così:

  • Ho visto nuovi animali: il condor è il cattivo dei racconti di quando siamo bambini, che ci insegnano il bene e il male. In Perù li vedi planare a 4000m, aprire ali enormi e, senza muoverle, scivolare sicuri nel vuoto, sfruttando le correnti. I bambini li salutano e li applaudono. Gli ex bambini cercando di immortalarli mentre passano alle spalle di amanti, amici, parenti. Li abbiamo visti risalendo dal Canyon del Colca, prima del tramonto e all’alba, regali e solitari come solo grandi uccelli necrofagi possono essere.

foto di Mauro Tosca

 

  • Ho camminato per 52km mai al di sotto dei 2000 metri: dicono che il Perù sia il paradiso del trekking e dicono una cosa vera. Alcuni dei posti più incredibili che si possono ammirare sono raggiungibili a piedi. Il Salkantay Trek, che abbiamo fatto sotto la guida di United Mice, è stato una cosa molto faticosa che rifarei domani stesso. Siamo saliti fino a 4600m e da lì siamo andati ancora un po’ più su per vedere una piccola laguna. Abbiamo sentito il suono lontano  e pauroso delle valanghe che cadevano dalle cime intorno a noi. Abbiamo dormito in tenda al gelo, coprendoci con tutto quello che avevamo nello zaino, con un cielo stellato così limpido che ti cadeva addosso. Abbiamo visto la Croce del Sud e abbiamo pensato ad altri viaggi, altre scoperte, altri marinai. Abbiamo fatto merenda con wonton, marmellata, burro, pop corn e infuso di coca. Abbiamo attraversato la foresta con colibrì, pappagalli, fiori tropicali e abbiamo bevuto il mais fermentato. Ci siamo spostati da una riva all’altra con carrelli sospesi nel vuoto, tirati a mano. Ci siamo immersi in un’acqua che aveva la stessa temperatura del corpo e abbiamo pensato al paradiso. Abbiamo camminato lungo la ferrovia che porta vicino a Machu Picchu e ci siamo sentiti adolescenti. Abbiamo vissuto, dormito, mangiato secondo il sole e non ci è parso strano

 

foto di Mauro Tosca

  • Ho visto bambini in coda per vedere la TV: in un angolo del mercato di San Pedro c’era un televisore con un cartone di Bugs Bunny e tutti i bambini avevano lasciato le loro bancarelle, i loro giochi di strada, il loro girare e stavano a bocca spalancata davanti a questo focolare domestico in un luogo pubblico. Come loro i bambini di Pisac, attaccati alla vetrina di un negozio di alimentari con una TV in bella vista, a ridere e commentare tutti insieme. E pensare che la TV sarebbe diventata sociale grazie a internet…

 

foto di Mauro Tosca

  • Ho ricevuto richieste di rating su Tripadvisor, anche nei luoghi più sperduti: forse è dovuto al turismo americano così presente in Perù, ma tutti i ristoranti e gli alberghi che dispongono di un buon rating lo mostrano con orgoglio e nessuno si imbarazza a chiedere apertamente una recensione ai clienti. Uno chef di Cusco ci ha raccontato dell’attenzione bellicosa dei ristoratori per questo strumento, che muove clienti alto spendenti. Di proprietari che mettono recensioni negative ai concorrenti, per abbassarne anche solo momentaneamente la media. Della mancanza di controllo che chi abbia lasciato la recensione sia effettivamente stato in quel posto. Dei controlli ossessivi ogni mattina sulla posizione nel ranking.  Poi nasce la domanda: si sta affermando un nuovo turismo omologato basato sulla media dei viaggiatori precedenti? E’ la soluzione migliore? Come prima i francesi andavano nei posti consigliati dalla Routard e gli altri in quelli della Lonely, così ora i possessori di smartphone vanno nei primi 20 di Tripadvisor? Ma chi si prenderà la briga di andare nei posti non recensiti? E chi vivrà un’esperienza che gli altri non hanno già fatto?

 

  • Ho parlato con un taxista che era anche una guida turistica e un gourmet: la Lonely dedica tante pagine alla Valle Sacra quanto ai pericoli del Perù. Ammirerete rovine Inka, vi deruberanno e i taxisti vi trufferanno. In realtà noi abbiamo conosciuto persone molto amichevoli, incuriosite dall’Italia (il calcio ha il potere taumaturgico di distogliere dalle domande su Berlusconi) e con una particolare fissa per Venezia (sospetto che da qualche parte una TV con un programma su Venezia ha raccolto attorno a sè molte persone). Capire o non capire lo spagnolo non frena i taxisti dal parlare del loro paese. A Lima abbiamo incontrato al volante di un’auto sgangherata un Tripadvisor portatile e interrogabile a piacere. Ci ha raccontato della nuova ondata di buona cucina e bei ristoranti che sta invadendo il paese. Dello chef Gaston Acurio, amatissimo, popolarissimo, onnipresente. Dei limani, che tutti i weekend mangiano fuori. Della cucina peruviana, che è per sua natura fusion, di quella chifa (innesti cantonesi nelle ricette sudamericane), degli spiedini di cuore venduti per strada, con una donna di colore che indossa il grembiule e inizia a sfamare turisti e cittadini in fila. Di tutti i ristoranti più celebri, con un giudizio su menu, servizio, locale, prezzo. Del Pescados Capitales, davanti a cui ci ha lasciato, benedicendo la nostra scelta, e che è uno dei posti migliori in cui abbia mai mangiato all’estero

 

foto di Mauro Tosca

  • Ho fatto un corso di cucina all’estero: data questa nouvelle vague culinaria peruviana, ci siamo lanciati in una cooking class, ovviamente scelta su Tripadvisor. Una bellissima esperienza culinaria, culturale e umana. Delle ricette di Erick, proprietario del Marcelo Batata, parlerò su Cantarelle, ma la visita al mercato di Wanchaq completamente privo di turisti, dove grasse signore col cappello a cilindro ci hanno fatto assaggiare mille varietà di frutta; la spiegazione dei più gustosi o buffi prodotti della terra peruviana; i bicchieri di pisco che ci siamo scolati durante le ore di corso; l’emozione di cuocere le nostre creazioni nella cucina di un ristorante a pieno regime, sono esperienze che consiglio a tutti, a prescindere dalla voglia di imparare a cucinare

 

foto di Mauro Tosca

  • Ho visto Saturno: a Cusco, che è probabilmente la città più bella e divertente in cui sia mai stato fuori dall’Europa, ci siamo fatti tentare dalle mille possibilità di svago che esistono anche a 3.300m. Abbiamo visitato un buffo planetario, gestito da una giovane coppia, che con mezzi un po’ artigianali e molto brio ci ha spiegato le conoscenze astronomiche degli Inca, il ruolo delle stelle nelle loro vite e ci hanno mostrato l’altra metà del cielo. L’enorme forma dello Scorpione. La “vicinissima” Alfa Centauri. E gli anelli di Saturno, che sono incredibilmente proprio come li disegniamo da bambini

 

  • Ho fatto scelte di turismo responsabile: quando ho potuto, ho contattato organizzazioni e progetti che tutelassero i lavoratori locali e sostenessero progetti umanitari. Ecco perché per il Salkantay Trek ci siamo affidati a Perù Etico, dove Paola, una ragazza italiana, segue progetti per i bambini di strada e le donne che subiscono violenze. Abbiamo pagato una quota associativa di 20dollari a testa e le abbiamo affidato, con grande soddisfazione, l’organizzazione del trekking. La Piccola Locanda, l’hotel in cui hanno sede, è tra l’altro un posto molto piacevole e accogliente. Noi per dormire a Cusco abbiamo scelto il Ninos Hotel, progetto alberghiero di una signora olandese che con i suoi proventi aiuta i bambini di strada garantendo loro un’educazione

 

foto di Mauro Tosca

  • Ho aspettato che i mezzi di trasporto fossero pieni per partire: la prima volta ci è successa con il minivan da Cusco a Pisac. Siamo saliti, l’autista ci ha contati e ha visto che rimanevano 3 posti, o meglio 3 spazi fisici per altre persone. Ha spento l’auto ed è andato in strada a raccattare altri passeggeri. Solo quando il minivan era al completo, siamo partiti, con sottofondo di musica latina offerto dalla “radio diferente para gente inteligente“. La seconda volta, a Colcamayo, è stato uno di quei viaggi che fanno il viaggio. Siamo partiti in 4  con destinatione Hidro. Finalmente un bel viaggio comodo, un pullmino da almeno 10 posti, l’ideale dopo le terme. Poi arriviamo a Santa Teresa e iniziamo a girare cercando qualcosa, facciamo allegramente il giro di una piazza contromano, ci fermiamo davanti a una casa dove l’autista scende e citofona. Risale e finalmente abbiamo una direzione: un altro pullmino, con dentro 2 passeggeri, su cui ci invitano a salire. I due autisti si mettono d’accordo, noi paghiamo il primo (ci possiamo fidare o ci inganneranno? Alla fine la risposta giusta è stata sempre la prima), pronti, via. Per modo di dire. Il secondo pullmino inizia il giro del paese (in realtà i 2 passeggeri ci avvertono che loro sono già lì da mezz’ora…), con un bambino affacciato al finestrino a gridare “Hidro! Hidro!”. Alla fine raccattiamo una varia umanità, ma niente, non siamo ancora pieni. Non ci resta che dedicarci al trasporto merci. Ci fermiamo davanti a un negozio e carichiamo acqua, coca-cola, frutta e confezioni di Inka Cola. Durante uno di questi spostamenti collettivi abbiamo incontrato 4 americani imbufaliti perché il mezzo aveva 45minuti di ritardo e protestavano al grido “people have plans, people have agendas”. Come ogni anno, la mia agenda l’avevo lasciata a casa.

 

  • Ho visto Machu Picchu: sì, è una delle meraviglie del mondo “moderno” e non ho nient’altro da dichiarare

Su Flickr ho pubblicato un set delle foto di viaggio.

Su Google Maps, l’itinerario e informazioni pratiche di viaggio.


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